di Salvatore Parlagreco
(riportiamo l’articolo di Salvatore Parlagreco publicato su SiciliaInformazioni )
Jerome Ferrante, ex sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, palermitano, elesse come sede diplomatica del governo siciliano in esilio l’Hotel Etna di sua proprietà, sul boulevard Voltaire 14, al cospetto della stazione Saint Charles di Marsiglia. Sulla vistosa targa, all’ingresso dello stabile, scrisse: «Statu di Sicilia — Libbiru Governu Siciliano — Consiglio d’Europa».
L’episodio provocò sorrisi e qualche sfottò, ma anche compiacimento ed attenzione. La Sicilia come comunità di destino o come comunità di carattere si rivela nel bisogno di una identità ed insieme nel suo rifiuto. Una contraddizione, solo una delle tante. Eppure il Vespro e il separatismo sono i riferimenti costanti della sicilianità al pari del gallismo brancatiano e del gattopardismo. Vicende di segno diverso ma assimilabili nel bisogno inespresso di identità.
“Essere pensante è colui che si serve del linguaggio. Negli esseri che si servono del linguaggio, oggi, scadute le religioni che in qualche modo avevano retto finora l’insieme dei princìpi chiamati morali, rimane tuttavia un lembo, un cencio, una possibilità di principio morale, che è l’uso corretto del linguaggio”.
Juan Rodolfo Wilcock
Così Juan Rodolfo Wilcock, in Lingua e morale, uno degli interventi raccolti ne Il reato di scrivere (Adelphi), pone le basi di una questione fondamentale per ogni democrazia, e decisamente trascurata alle nostre superficiali e approssimative latitudini. Wilcock chiarisce che l’uso corretto del linguaggio non comporta soltanto l’osservanza delle regole grammaticali (sarebbe già qualcosa, coi tempi che corrono), ma anche e soprattutto il rispetto della logica: considerazione che dovrebbe indurre ogni cittadino responsabile a non prendere acriticamente per oro colato le parole dei politici e dei letterati. Continua »
Volentieri proponiamo a chi studia o inssegna italiano all’estero la lettura di questo articolo di Stefano Bartezzaghi, tratto da www.repubblica.it/
Ma la nostra lingua non è un “padre-padrone”. La sua bellezza è nella continua evoluzione. Se l’amore per la lingua dovesse discendere dal timore dell’infrazione e non dall’adesione a un’identità, la lingua stessa non avrebbe nulla da guadagnarne
Dal 19 Dicembre 2009 al 6 Gennaio2010, Taormina sarà invasa da un mare di cioccolato!
L’Associazione Artistico Culturale “Immagine” e “ElleGi Eventi” hanno organizzato una succulenta mostra di opere d’arte in cioccolata alla ex chiesa del Carmine dal titolo SICILIA IN UN MARE DI CIOCCOLATA Continua »
Mancino non si ricorda di avere incontrato Paolo Borsellino prima della strage di via D’Amelio. Uno era ministro dell’Interno, l’altro il più famoso magistrato d’Italia. Violante presidente dell’Antimafia non sapeva nulla della trattativa con la mafia. Martelli, ministro della Giustizia, rivela dopo 17 anni che era al corrente di qualcosa. Il figlio di Ciancimino tira in ballo Mori, generale dei Carabinieri, come riferimento per il negoziato con Riina. Gira da anni un papello che indica le condizioni poste dalla mafia perché cessassero gli attentati. Caso curioso: gli attentati a un certo punto cessarono davvero e parte del papello venne applicato. Il mafioso Mangano viveva con la famiglia Berlusconi ad Arcore. Dell’Utri, fondatore di Forza Italia, è stato condannato a nove anni in primo grado per relazioni con la mafia. E’ in corso il processo di appello e la condanna potrebbe essere confermata. Cuffaro è senatore UDC, ma anche condannato in primo grado per relazioni con mafiosi. Andreotti, il capostipite, non fu condannato per i suoi contatti con la mafia solo perché prescritto, come premio fu fatto senatore a vita da Cossiga. L’abitazione di Riina, dopo il suo arresto, venne lasciata a disposizione della mafia che fece piazza pulita di ogni documento. Continua »
WOMAD Sicily ritorna per il 12esimo anno sulle belle ed assolate spiagge di Taormina e nello scenario incantevole del Teatro Antico
Artisti di tutto il mondo si alterneranno sul palco dell’anfiteatro trascinandovi nel loro mondo con le note, i suoni e le danze dei loro paesi di origine Continua »
La tendenza è prenderli in giro. Stabilito che ormai, ogni giorno che passa, la Lega si inventa una scemenza nuova, c’è la tentazione di buttarla sul ridere. L’ultima viene dal ministro leghista Luca Zaia, che vuole gli stemmi delle regioni e dei comuni sulle magliette delle squadre di calcio italiano.
poster LEGA “Padroni in casa”
Per valorizzare il territorio. Eccerto. E poi vuole anche un’altra cosa: il tg regionale condotto in dialetto del luogo e non in italiano. Molto interessante. Uno si chiede: perché? Ma soprattutto: come gli viene in mente? Gli viene in mente perché la Lega è un partito arcaico e lontano dalla modernità. Un partito fatto da gente che ha paura, e ha paura perché non capisce, perché non ha strumenti per evolversi, perché sono ignoranti, perché hanno diffidenza verso il diverso, il diverso da loro, e quindi lo vogliono espellere dalla comunità. Il leghismo è una forma di razzismo imploso. Non è il razzismo di chi pensa di essere superiore agli altri, ma è il razzismo di chi ha paura che ti portano via quello che è tuo, è il razzismo del chiudiamoci nel paesello e difendiamoci da tutti. E rimaniamo immobili e non facciamoci notare. Continua »
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