Le
febbraio 23, 2009 on 9:21 am | In COSE D'ITALIA | No Comments(Volentieri riprendiamo l’articolo di Mario Fantacchiotti su SiciliaInformazioni)
Il decreto sicurezza è stato dunque varato. Tra le disposizioni particolarmente discusse dalla stampa di opinione e dai mass media vi è quella che prevede la istituzione delle ronde cittadine. L’opposizione più benevola ne denuncia l’inutilità, altri la pericolosità per la nostra democrazia, i sostenitori della maggioranza di governo, in altri termini gli elettori del polo di centro destra, saluta la “trovata” come una salutare soluzione, ancorché parziale, del problema della sicurezza nella nostra nazione invasa da emigranti irregolari.
L’approccio corretto per il lettore che vuole farsi una opinione propria è naturalmente quello che parte dal contenuto del decreto e, più precisamente, del terzo e quarto comma dell’art. 6 che, nell’ambito delle norme sul piano di controllo del territorio, stabilisce “(omissis)3. I Sindaci possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati, previa intesa con il Prefetto che ne informa il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, al fine di segnalare agli organi di polizia locale, ovvero alle Forze di polizia dello Stato, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale” e “4. Le associazioni sono iscritte in apposito elenco tenuto a cura del prefetto. Con decreto del Ministro dell’interno, da emanare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, sono determinati gli ambiti operativi, i requisiti per l’iscrizione nell’elenco e sono disciplinate le modalità di tenuta dei relativi elenchi. (omissis)”

Poliziotti celerini in tenuta anti-sommossa
Dunque, per la parte che qui ci interessa, il decreto prevede che:
a) l’autorità pubblica può avvalersi, per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, della collaborazione di associazioni tra cittadini;
b) l’intesa preliminare prevista per la istituzione di queste associazioni opera esclusivamente tra il sindaco, quale ufficiale del governo (art. 54 d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), ed il prefetto, senza alcun coinvolgimento degli altri organi di governo dell’amministrazione locale, quali la giunta e, il consiglio comunale;
c) nel decreto si prevede che alle associazioni sono solo attribuiti compiti di segnalazione di “eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale”, ma si prevede anche che il Ministro dell’interno possa determinare, con propria disposizione non meglio indicati “ambiti operativi” per l’attività di queste associazioni.
La norma, così come è formulata, è apparentemente neutra ed esclusivamente orientata per la creazione di strutture di vigilanza del territorio da parte di cittadini disarmati. Ma essa creerà una pluralità di organismi dei quali non sono delineati i criteri di reclutamento degli associati e che potrebbero, così, essere fortemente caratterizzati politicamente. Infatti le prime “associazioni” già operanti sul territorio sono espressione di partiti. Per rimanere al passo ogni partito dovrà pertanto creare le sue associazione tra cittadini con compiti di vigilanza del territorio. E’ questo auspicabile? Sarebbe utile creare dei meccanismi che possano evitare questo ?
Per quanto disarmate, queste associazioni si prestano, poi, ad essere utilizzate per politiche di sicurezza sostanzialmente affidate alla discrezionalità del sindaco (operante quale ufficiale di governo) e del Prefetto, senza possibilità di controllo da parte del Consiglio Comunale e della Giunta. E’ necessario che questo potere sia in qualche modo sottoposto ad un qualche controllo ?
Esse, infine, potranno assumere anche compiti ulteriori dato il potere del tutto incontrollato che il decreto affida al Ministero dell’Interno di delineare ulteriori “ambiti operativi” di queste associazioni di volontariato.

Squadrismo fascista- Roma 2008
Questi i punti di criticità ai quali si potrebbe contrapporre che si tratta solo di timori ingiustificati ed esclusivamente alimentati da un sentimento di sfiducia per i nostri governati del tutto ingiustificato ed eccessivo a fronte del problema sicurezza che si vuole affrontare.
Ma l’utilità di queste forme di vigilanza è tutta da controllare.
In quanto limitati alla segnalazione di eventi che possono arrecare danno alla sicurezza urbana o di disaggio sociale, questi organismi non dovrebbero avere poteri di intervento diretto ma solo poteri di segnalazione e testimonianza.
Cioè quei poteri che competono ad ogni cittadino che, in un paese civile, dovrebbe avere il dovere civico di compiere.
Forse quello che manca, nel nostro paese, è proprio questo sentimento civico. Le associazioni di volontariato nascerebbero dunque da questa amara constatazione e dalla esigenza di supplenza della carenza di senso civico degli italiani ?
Ma è veramente questo lo scopo della iniziativa ?
Lo voglio sperare anche se essa ricorda, per la verità molto vagamente, la milizia volontaria per la sicurezza nazionale istituita con Rd 14 gennaio 1923 n. 31, milizia che, “al servizio di Dio e della Patria italiana, ed agli ordini del Capo del Governo , avrebbe dovuto provvedere “in concorso con i corpi armati per la pubblica sicurezza e con il Regio esercito, a mantenere all’interno l’ordine pubblico ed a preparare inquadrati i cittadini per la difesa degli interessi dell’Italia nel mondo”

Squadrismo fascista- Roma 1923
Siamo sicuramente lontani da quel periodo ma non dimentichiamo mai che la democrazia e la libertà non sono beni che si conservano senza la vigilanza continua dei cittadini.
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