La Sicilia, con le sue tradizioni, la sua storia millenaria, la sua simbiosi con la terra, è una terra sicuramente da scoprire e riscoprire.
Ma a quest´isola, rappresentata da registi e scrittori anche importanti, è mancata una colonna sonora, anche se ricca naturalmente di rumori lievi e assordanti.
Questo “rumore” è stato per lo più associato alla canzone folk tradizionale dal titolo “Ciuri ciuri”, mai riuscendo ad avere dignità culturale completa come la tammuriata napoletana e la taranta salentina.
Eppure nell’isola abbiamo avuto diverse manifestazioni musicali, come il nomos greco il maqam arabo, l’inno bizantino, la canzone dei trovatori, fino alla ricca polifoniá del 500 – 600.
La moda ottocentesca del viaggio nel sud Italia, il cosiddetto Grand Tour ha purtroppo determinato l’impoverimento culturale della musica tradizionale siciliana, in quanto alla ricerca di mostrarsi ai turisti–viaggiatori bella, facile ma senz’anima, tralasciando il carattere intimo popolare di tali sonorità, mentre in altre zone meridionali italiane, come quella salentina (Puglia) e vesuviana (Napoli) sempre forte e intatto e´stato lo spirito musicale originario. Ma oggi, grazie a Carmen Consoli, giovane rockstar catanese agli onori della ribalta musicale italiana contemporanea, si sta riscoprendo il gusto e la curiosità verso la musica folk siciliana, grazie al suo spettacolo teatrale Musica Antica del Nuovo Millennio. Il pubblico italiano ha quindi la possibilita´di avvicinarsi al dialetto e alle tradizioni popolari siciliane attraverso un processo di rinnovamento sonoro che si inserisce nel concetto più vasto di World Music.
La “cantantessa”, soprannome benevolo di Carmen Consoli affibbiatole dai fan siciliani, ha voluto nel suo show eliminare gli aspetti più frivoli e folkloristici della musica siciliana. La trentatreenne musicista ha inoltre voluto dare un respiro più ampio e cosmopolita alle antiche sonorità dell’isola, ma sempre ancorando le note nell’ambiente e nel paesaggio siciliano.
Carmen si pone quindi come ambasciatrice nel mondo della musica popolare siciliana, grazie anche alla sua etichetta discografica, la Narciso Records che tende alla valorizzazione delle diversità musicali siciliane. E’ forse la Rosa Balistreri di questo secolo che riscopre la forza delle parole di uno Sciascia, di un Verga, di un Vittorini.
“Voglio far conoscere a tutti la musica popolare siciliana. Che a differenza della napoletana o della salentina è rimasta sempre confinata nel’isola. La mia musica futura dovrà per forza sprigionarsi dalla musica della mia terra. In Italia cé´ troppa esterofilia musicale”- afferma Carmen – “i nostri discografici pensano in inglese e alla fine ci attaccano l’italiano”. La Consoli si è innamorata degli strumenti musicali dei Lautari, gruppo storico catanese che da un ventennio suona musica siciliana tradizionale riarrangiata ma sempre con l’ausilio di ciaramedde e friscaletti, semplici strumenti poveri della nostra musica, come pure del tamburo del lentinese Alfio Antico e li ha tutti riuniti per la musica antica del nuovo millennio. Il sogno è anche quello di riportare alla luce la voce stupenda di Rosa Balistreri , gia´ammirata dal regista Wim Wenders che ha recentemente affermato: ”La canzone “Quannu Moru” della Balistreri e la sua voce rappresentano Palermo piu´di quanto riuscira´a fare il mio film “Palermo shooting”. Anche Kaballà, artista siciliano orientato anche lui alla riscoperta e diffusione della cultura musicale antica siciliana, che in questi mesi sta portando in giro per l’talia lo spettacolo “Conversazioni sulla Sicilia” tra musica e letteratura, dice la sua sull’rgomento: “E´un po´quello che sta avvenendo in Portogallo e Spagna con la contaminazione musicale del fado e del flamenco, o quello che sta facendo la siciliana Emma Dante in teatro”. Continua Kaballà: “Il pubblico ha il bisogno di vere proposte culturali ed è un’operazione che si può fare anche in Sicilia grazie anche a nomi importanti come Carmen Consoli e Lautari che cercano di tirare fuori la musica tradizionale siciliana da un isolamento ormai troppo lungo. Vogliamo suonare la nostra musica senza essere ghettizzati o senza sentirci dire “Ma che sta suonando quello, che musica volgare!”.
“La nostra non è una ricerca filologica” – aggiunge Gianni Allegra, contrabbassista dei Lautari – “L’abbiamo fatto, siamo andati anche noi a reperire i canti dei contadini in campagna, ma alla fine stanca, cerchiamo invece di creare un crossover tra passato e presente, spostando la sperimentazione sugli strumenti, arricchendo la nostra musica con sonorita´ provenienti dalle aree del Mediterraneo”.
Anche Mario Venuti, ormai storico musicista siciliano nel suo ultimo tour “Sulu” si è avvicinato alle sirene della musica folk siciliana, attraverso l’incontro tra canzone d’autore italiana, musica sudamericana e Rosa Balistreri, proprio per ricordarla nell’ottantesimo anniversario della sua nascita. “Mi piace usare la lingua siciliana per la sua sonorita´” – dice Mario – “poi vedo che fuori i siciliani sono visti con un pizzico di esotismo in più”.
Se nel passato Rosa Balistreri o i Taberna Mylaensis erano rimaste voci isolate della nostra musica, oggi questo gruppo di giovani musicisti isolani, senza sicuramente dimenticare l’apporto alla causa del siracusano Carlo Muratori può diventare protagonista di uno storico movimento musicale.
ASCOLTA “Ballata per una Città” di Carmen Consoli & Mario Venuti (dedicata a Catania)