MAFIA:
febbraio 25, 2008 on 9:23 am | In FILM & CINEMA | No CommentsNei primi anni del Duemila la fiction di argomento storico fa la sua comparsa sui teleschermi italiani per raccontare episodi della storia dell’Italia contemporanea spesso dimenticati.
Ciò che salta all’occhio è il fatto che i protagonisti di queste fiction ambientate nel passato sono spesso dei cosiddetti “eroi mimetici”. Gli eroi mimetici sono “persone comuni” (e non Grandi della storia), dalla moralità spiccata, portatori di valori positivi, che ci raccontano la storia d’Italia attraverso la loro esperienza personale.
Questi personaggi traducono sullo schermo il bisogno di bene dello spettatore del XXI secolo ormai quotidianamente bersagliato da immagini di guerre e morte, specialmente dopo l’attacco alle Torri gemelle di New York nel settembre del 2001.
La fiction storica, in quegli anni, porta sullo schermo le storie di altruismo, coraggio ed umanità di personaggi come Giorgio Perlasca o Giovanni Palatucci, entrambi responsabili della salvezza di migliaia di ebrei.

Una scena tratta dalla fiction “Perlasca un eroe italiano” (2003)
Lo scopo della Tv è allora quello di dare fiducia allo spettatore ormai rassegnato ad un presente negativo e ad un futuro senza speranza. Lo fa attraverso queste storie dall’alto valore civile.
Ma da pochi anni, in Italia, si assiste ad un’inversione di tendenza.
Accanto ai tanti “Buoni” della finzione televisiva, assumono un ruolo di primo piano anche i “Cattivi”, ora non più come antagonisti ma come protagonisti dei film TV.
Tra questi terroristi e killer ma anche i più crudeli boss mafiosi responsabili di aver insanguinato la storia della Sicilia e dell’Italia intera negli ultimi decenni.
Così nel febbraio del 2007 viene messa in onda la miniserie L’Ultimo dei Corleonesi, fiction in cui si ripercorrono le tappe dell’ascesa al potere del clan dei Corleonesi e dei suoi capi storici: Liggio, Riina e Provenzano
Ma il caso più eclatante è proprio di queste ultime settimane.
Mediaset (il network privato di Berlusconi) ha infatti proposto una vera e propria saga dei Corleonesi attraverso la messa in onda di due sceneggiati che hanno riscosso notevole successo: “Il Capo dei capi“, fiction in sei puntate sulla vita del boss Totò Riina e “L’ultimo Padrino“, sulla cattura di Bernardo Provenzano.

La cattura di Provenzano in una scena della fiction”L’ultimo padrino”
A questo punto è lecito chiedersi: E’ giusto proporre in Tv esempi così negativi in un’epoca in cui i giovani tendono spesso ad emularli? E ancora: Queste fiction sulla mafia sono riuscite davvero a parlare del fenomeno mafioso nella sua complessità e pericolosità?
E’ giusto proporre in Tv esempi così negativi?
Per rispondere a questa domanda bisogna analizzare il problema in rapporto al pubblico che ha seguito le due fiction sulla mafia.
Chi – la maggior parte degli Italiani – vede nella Mafia solo una vergogna per l’Italia, percepisce il vero senso delle fiction che vogliono mostrare il fallimento di due mafiosi.
I due film descrivono infatti la parabola discendente di due uomini che hanno raggiunto il potere – un potere effimero – grazie alla violenza. Sullo schermo si vuole in effetti presentare l’immoralità della mafia e il desiderio di giustizia della nostra terra.
Sfortunatamente però il pubblico della fiction televisiva è anche altro.
Davanti alla tv, infatti, ci sono anche quegli adolescenti che in questi ultimissimi anni hanno riempito tante pagine di cronaca nera, presi da un’irrefrenabile tentazione al male.
Viviamo in un’epoca in cui molti giovani per essere “capi” all’interno della propria cerchia danno sfogo ad ogni sorta di violenza fisica e psicologica nei confronti dei più deboli. Sono quegli stessi giovani che oggi preferiscono seguire o addirittura emulare quegli esempi negativi che la Tv continuamente gli offre.
In un’epoca in cui la Televisione è sempre più cassa di risonanza per certi messaggi negativi, viene da chiedersi: il Riina e il Provenzano televisivo non sono forse esempi negativi che si prestano ad emulazione? Non sono esempi “alla portata di tutti”, facili da imitare per chi crede che il potere si conquista con la violenza?
Queste fiction sulla mafia sono riuscite a descrivere la complessità del fenomeno mafioso?
Difficile sintetizzare una questione così delicata.
Di sicuro le due fiction sono riuscite generalmente a descrivere le tappe più importanti del percorso di vita dei due boss.
Se ad esempio si confronta il “Capo dei capi” con l’omonimo libro-biografia su Totò Riina scritto da Bolzoni e D’Avanzo, ci si rende conto che gli eventi raccontati sullo schermo sono abbastanza fedeli alla realtà storica dei fatti.
Ma due dati negativi saltano all’occhio e fanno sorgere spontanea la riflessione.
1. La personalità dei boss nella finzione televisiva risulta alterata:
nella descrizione della personalità di Riina, che il libro porta dettagliatamente avanti per ben 270 pagine, non si percepiscono mai quelle sfaccettature che sullo schermo ci hanno fatto a tratti percepire il personaggio quasi come “simpatico” e “umano”. Il libro su Riina ma anche le numerose testimonianze di uomini d’onore, pentiti e giudici ci hanno fornito un’immagine del boss totalmente negativa, volgare e violenta. La Tv ha invece leggermente alterato le fonti rendendo il personaggio Riina diverso da come la storia “scritta” e la memoria storica ce lo ha presentato.

Una scena della fiction “Il capo dei capi”
Lo stesso si può dire per il personaggio Provenzano ne “L’ultimo padrino”. Certe scene proposte dalla fiction ci mostrano un Provenzano ormai vecchio mentre invita i mafiosi corleonesi e palermitani a fare la pace, a non uccidere più. Sembra quasi un vecchietto pietoso che chiede di smetterla con la violenza. La musica di sottofondo – lenta, patetica – contribuisce ad “addolcirne” i toni.
I fatti però ci dicono altro.
Durante gli anni di “governo” sulla Cupola mafiosa, Provenzano ha chiesto la “pace” per pura e crudele strategia.La storia infatti ci dice che tale mossa fu attuata per tenere lontana la polizia e per favorire i nuovi affari della mafia (appalti, pizzo, politica).
Nessuna pietà dunque nelle intenzioni del boss, solo sporco e crudele opportunismo mafioso. Ma tutto ciò si perde sullo schermo. E lascia lo spettatore più attento con l’amaro in bocca.
2. Sullo schermo alcuni protagonisti chiave della storia della mafia “spariscono”:
Sullo schermo vediamo i volti di Riina, Provenzano, Liggio e Navarra. Tutti boss mafiosi.
Vediamo anche personaggi di fantasia, specialmente i poliziotti, gli “antagonisti” dei corleonesi.
Dunque mafia e polizia. Ma il mondo politico perché non è rappresentato?
La storia della mafia ci parla di rapporti strettissimi tra Cosa Nostra e la politica italiana. I processi degli ultimi decenni hanno provato come tale rapporto abbia favorito notevolmente gli affari della mafia
Eppure la tv, in questo caso preferisce tacere.
Lo fa perché essa stessa è dominata e controllata dalle varie forze politiche che si alternano al potere. Parlare di politica e mafia in Tv risulta perciò sconveniente, pericoloso.
L’informazione storica che passa è allora incompleta, eccessivamente semplificata, parziale e spesso banale. La storia viene mortificata e lo spettatore viene “preso in giro” ed usato come semplice mezzo per fare Audience.
Considerato tutto ciò fin qui detto viene spontaneo rivolgersi proprio allo spettatore invitandolo ad essere critico nei confronti di ciò che vede sullo schermo – si tratti di fiction sulla Mafia o meno – anche quando si tratta di programmi pubblicizzati come “storie vere”.
Tale verità è infatti contaminata spesso e volentieri dalle esigenze politiche e commerciali delle varie reti televisive.
La speranza è comunque quella che di Mafia si continui a parlare, anche in televisione, per dare un senso della tragedia che l’Italia si trova fino ad oggi ad affrontare.
La speranza è quella che i protagonisti della tv non siano più i brutali e sadici boss mafiosi ma coloro che la mafia l’hanno combattuta anche a costo della vita: Peppino Impastato, Placido Rizzotto, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino…
Che a tale “banalità del male” in Tv, si sostituisca l’incredibile, esemplare e vigorosa forza del Bene.
(di Irene Maugeri segnaliano anche SUA SANTITA’ LA TV )
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