
“Non esiste una donna che non può essere conquistata”. È questa la battuta, irritante se non offensiva, che più colpisce il pubblico già dal trailer televisivo. Ma “Parlami d’amore”, film tratto dal romanzo scritto a quattro mani con Carla Vangelista, che segna l’esordio alla regìa del venticinquenne Silvio Muccino (fratello del più maturo Gabriele, volato negli USA a raccogliere allori) dice molto, molto di più.

copertina del libro
A prima vista potrebbe sembrare la classica storia del “triangolo amoroso”: Sasha, interpretato dallo stesso Muccino, è un giovane lavoratore, abile nel gioco d’azzardo, povero in canna ma “pulito”. È innamorato di Benedetta, ricca coetanea che si divide tra alcol e droga, a cui la bella Carolina Crescentini presta il corpo mozzafiato e gli occhi di ghiaccio.

Carolina Crescentini
Per conquistarla, Sasha prende “lezioni di seduzione” da una quarantenne dal matrimonio infelice e privo di emozioni, Nicole, che sullo schermo ha l’intensità ed il calore di Aitana Sànchez-Gijòn, magnifica interprete italo-spagnola.

Aitana Sànchez-Gijòn e Silvio Muccino
La vicenda è tutt’altro che semplice. Nel suo dipanarsi, i tre personaggi sono portati a mostrare la loro vera, estrema fragilità, abilmente celata, all’inizio, sotto una dura, apparente, corazza.
Muccino dipinge emozioni e turbamenti con un uso inaspettatamente sapiente della macchina da presa, avvalendosi di un ottima fotografia, di un montaggio a tratti serrato a tratti delicato, di inquadrature molto studiate e spesso suggestive. Le musiche sono un’azzardata, ed assolutamente azzeccata, amalgama tra nuovi e vecchi stili: le note sofferte di Skin convivono, senza stridere, con classici intramontabili come Charles Trenet e Chet Baker. Abbondano, inoltre, le citazioni “d’autore”: dalla Nouvelle Vague di Godard, a “The Dreamers” di Bertolucci a “L’Atalante” di Jean Vigo, fino ad “Eyes Wide Shut” del geniale e ambiguo Stanley Kubrick.

copertina de L’Atalante” di Jean Vigo 1934
Da una prima (e superficiale) analisi, si potrebbe facilmente definire questo film come prevedibile, poco credibile, un’accozzaglia di luoghi comuni. Scavando più a fondo, ci si rende conto, invece, che questo non è solo un film sull’amore. È anche un film sulla solitudine, sull’incertezza, sulla morte, sull’abbandono, e – perché no – sull’amicizia.
È un film pretenzioso e contemporaneamente molto insicuro. Sembra sorridere, ora con impetuosa spavalderia, ora con timida speranza di non essere “massacrato” da critici e pubblico.
Chi ha detto che è un film per teenagers? È ora di mettere nel cassetto gli inconsistenti stereotipi “alla Moccia”: il “Parlami d’amore” del fratello d’arte più famoso d’Italia parla di cose serie senza banalizzarle, senza ovvietà generazionali che sviliscono il senso dei temi trattati. I personaggi sono “veri”. Fatti di luci e di ombre. Come tutti noi.
Certamente Muccino jr ha ancora parecchia strada da fare; è ancora giovane e inesperto. Ma, che l’abbia fatto coscientemente e intenzionalmente oppure no, è riuscito a cogliere sfumature molto difficili da percepire, e ancor più difficili da trasmettere.

Silvio Muccino
È evidente che il giovane Silvio è in cerca di sé, in cerca di risposte, in cerca delle domande giuste da fare. È irruente ma anche incerto; ingenuo e allo stesso tempo presuntuoso. Come il suo Sasha, è fragile e a tratti infantile. E, proprio come il suo Sasha, è un sognatore, un romantico, innamorato della vita in ogni suo aspetto. L’equilibrio verrà in seguito, con l’esperienza e il duro lavoro. Come inizio, intanto, è decisamente promettente.