
copertina del film
Ti chiamo Amore: ma non basta! Uscito da poco l’ultimo film del fenomeno Moccia. Diverte, ma lascia perplessi.
Se le spericolate corse in motocicletta dell’aitante Riccardo Scamarcio e i “lucchetti dell’eterno amore”, su Ponte Milvio,

i lucchetti dell’amore a Ponte MIlvio, Roma
avevano fatto chi sognare, chi sbuffare, il terzo film tratto da un romanzo di Federico Moccia, il bestseller “Scusa ma ti chiamo Amore”, in confronto ai primi due passa quasi inosservato. Sarà perché manca proprio il bel Riccardo, le cui foto tappezzano, momentaneamente, le stanze delle teenagers di mezz’Italia. Non c’è più nemmeno la voce del talentuoso Tiziano Ferro a dare pathos alle scene, accompagnate dai toni più “adolescenziali” degli Zero Assoluto.

Riccaro Scamarcio
Il tema, invece, rimane sempre lo stesso: l’amore. Amore celebrato e cantato da vari poeti e drammaturghi, splendidamente citati, durante il corso di tutto il film, dalla calda e suadente voce dell’affascinante doppiatore-attore Luca Ward.
La trama non suona nuova. Il prestante Raul Bova incarna un pubblicitario di successo alla soglia dei quarant’anni che, in crisi con la fidanzata e sotto pressione sul lavoro, si prende una “sbandata” per una liceale conosciuta per caso, la bella, ma poco espressiva, Michela Quattrociocche.

Raul Bova interpreta Alex
La liason che nasce tra i due è perfettamente plausibile: lui, con il peso dei quaranta che si avvicinano, ha l’occasione di sentirsi di nuovo giovane, di nuovo spensierato, di nuovo “fresco”. Lei, diciassettenne con tanta voglia di innamorarsi, insofferente all’immaturità dei brufolosi coetanei, finalmente incontra un uomo maturo con cui sentirsi più grande. Nella speranza che non pensi anch’egli solo a… calcio e playstation!

Michela Quattrociocche interpreta Niki
Gli amici di lui, sposati e non, sono ben felici di conoscere le “cicalanti” amiche di lei. E viceversa. Amiche frivole, stereotipate sul modello “Uomini e Donne”, dalla vita sessuale già molto attiva. Eccetto una. Che, infatti, viene presa in giro dalle altre proprio per questo motivo; quasi fosse in imperdonabile ritardo sui tempi.
I genitori, poi, sono totalmente estranei alla vita dei figli: altra costante delle storie di Moccia. Viene da chiedersi che razza di persone abbia conosciuto lo scrittore, dato che i cliché generazionali fioccano in quantità esorbitante in tre su quattro dei film tratti da suoi romanzi (l’ultimo, “Cercasi Niki disperatamente”, è ancora in fase di lavorazione. Incrociamo le dita…).

copertina Cercasi Niki Disperatamente
“Scusa ma ti chiamo Amore”, che vede Moccia anche in veste di regista, affronta il tema dell’amore tra due persone distanti per età, tra due mondi abbastanza lontani; e se non è una novità l’attitudine del sesso maschile a cercare donne sempre più giovani, né quella del sesso femminile ad essere affascinato da uomini anche parecchio più grandi, la soluzione proposta fa, però, aggrottare le sopracciglia. Eppure era a portata di mano. Raul, ad un certo punto del film, lascia la giovane Michela: si potrebbe supporre che lo faccia, oltre che per il ritorno della fidanzata, per aver preso coscienza che una storia del genere, tra due che non hanno nulla in comune, non può, alla lunga, funzionare. Si rileverebbe ridicola per un uomo, presumibilmente, maturo; dannosa per una ragazzina che vuole solo sentirsi più donna, ma che donna non è ancora. Insomma: a ciascuno vivere la propria età.
E invece no. Nemmeno per idea. Il finale “da favola”, con il trionfo “dell’amore” su tutto il resto, sulle incolmabili distanze di mentalità e maturità, di interessi e prospettive, suggerisce quasi che la scelta dei due protagonisti di “abbandonare” il resto del mondo per rintanarsi, da soli, in un faro, alla “per sempre due cuori e una capanna”, non solo abbia un eccezionale, assicurato esito positivo a lungo termine, ma sia persino realistica, giusta.
Le orde di fan, i cosiddetti e cosiddette “Mocciosi”, sospirano, sognanti e soddisfatti, nelle sale dei cinema. Contenti loro…

Federico Moccia, scrittore del libro e regista del film