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Ulisse ubriaca Polifemo offrendogli diverse coppe di vino
Eccolo, finalmente è arrivato il tanto atteso articolo sul VINO SICILIANO.
Devo dire che sono molto lieta di scrivere al riguardo, per il semplice fatto che esso nasce dal suggerimento e di conseguenza dall’interesse e dalla curiosità dei nostri lettori. Infatti, risale al 10 gennaio 2008 la richiesta di una nostra lettrice di trattare una rubrica sul tanto decantato vino siciliano, sulle sue caratteristiche e la sua fama nel mondo.
E quale migliore rubrica, se non quella dedicata alla cucina, potrebbe spendere parole per quello che viene considerato da sempre il nettare degli dei, il conforto dei mortali, la meravigliosa pozione capace di offrirci momenti magici. Ho sempre ritenuto che non si possa godere appieno della bontà di una pietanza senza l’accostamento di un buon vino, esaltatore per eccellenza dei sapori della tavolo.
Scegliere il vino giusto per ogni piatto è un’arte, a questo si aggiunge la grande varietà di vini presenti in ogni Paese, determinata non solo dalle regioni di produzione ma anche dal tipo di uva, dal processo di fermentazione, dall’anno e persino dall’ora della vendemmia, dal legno del barile, dalla temperatura, dall’umore e dall’amore di chi lo fa, tutto incide sul prodotto finale. La verità è che stiamo parlando di un’arte antica e sofisticata che richiede una grande conoscenza per non rischiare di privarla della sua più profonda essenza.
Nei ristoranti, generalmente, innanzi ad una buona bottiglia di vino rimango affascinata dall’attento movimento che compie il sommelier nel versare il vino, dal suo colore intenso, dalla danza che compie nel calice nel momento catartico in cui si decanta, dalle “lacrime d’oro” che lascia nel calice, dal profumo che emana e finalmente dall’emozionante e misterioso incontro con il nostro palato e le nostre papille gustative.
Non essendo un’enologa ma soltanto una buona degustatrice di vini, per le situazioni importanti la prima voce della lista è chiamare un mio carissimo amico, in realtà ingegnere ma con la grande passione per il vino quindi anche bravissimo sommelier. E qui arriva la parte più difficile perché, come ho detto prima, scegliere il vino giusto è un’arte, una scienza quindi devo cominciare ad elencare le pietanze del mio banchetto, ordine di uscita ed aspettative personali prima di poter risalire al nome del vino da accompagnare al cibo scelto. Solo a quel punto, il mio carissimo amico, ingegnere, enologo mi suggerisce cosa portare a tavola per rendere il tutto speciale..il segreto sta proprio nel trovare l’equilibrio tra il cibo ed il vino.
Ed anche in questa occasione mi sono rivolta a lui, ho pensato che solo lui poteva aiutarci ad addentrarci nel mondo del vino, in maniera semplice ed allo stesso tempo attenta e professionale. Ho quindi il piacere di presentarvi le informazioni richiestemi scritte direttamente dalla mano dell’ Ingegnere, Sommelier e soprattutto Amico, Giuseppe Sangiorgio, socio O.N.A.V. (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vini).
Pubblicheremo questa rubrica sul vino a puntate, per evitare di “ubriacarci” in una sola volta. In questo articolo tratteremo i vini siciliani con particolare attenzione per i vini D.O.C della provincia di Messina, la loro descrizione e le caratteristiche per poterli classificare tra i buoni vini.
Buona lettura quindi… con il consiglio di accompagnarla con un buon bicchiere di vino!!!

Bacchino Malato del Caravaggio, 1593
IL VINO SICILIANO
La Sicilia oggi offre un panorama enologico vario e complesso, con le sue due D.O.C.G. (Denominazione d’Origine Controllata e Garantita), ventuno D.O.C (Denominazione d’Origine Controllata), sei I.G.T (Indicazione Geografica Tipica).
L’isola è un laboratorio pregiato, in grado di produrre vini diversi per il gioco delle altitudini, della varietà dei terreni e climi e dell’immenso patrimonio di vitigni autoctoni: i vini si coniugano con il territorio e le sue stratificazioni storiche, ambientali e culturali, mantenendo un’innegabile e irripetibile originalità, un territorio irriproducibile. I vini siciliani, pertanto godono di un valore aggiunto che conferisce loro caratteristiche organolettiche uniche.
I PRINCIPALI VITIGNI AUTOCTONI SICILIANI
Vini Rossi: Nero D’Avola, Frappato, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Nocera , Perricone, Corinto nero, Anzonica nera, ecc.
Vini Bianchi: Catarratto, Anzonica,Grillo,Carricante,
Dolci: Malvasia , Zibbibbo o Moscato d’Alessandria
Per più informazioni sui Vitigni Autoctoni Siciliani, leggi “Valorizzazione dei vitigni autoctono siciliani: agroclimatologia e viticoltura. Studi di vocazionalità territoriale e zonazioni” a cura dell’Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana
I VINI DELLA PROVINCIA DI MESSINA
La provincia di Messina annovera fra i suoi vini tre D.O.C. e uno I.G.T.che sono:
DOC “Faro”
è un vino rosso, con caratteristiche molto peculiari dovute al territorio molto accidentato, al contatto delle uve con la brezza marina e ai particolari vitigni con cui viene prodotto. Fra le prime DOC d’Italia, infatti il disciplinare (cioè le regole che né stabiliscono sia il territorio di produzione, i vitigni , le caratteristiche organolettiche, le tecniche di produzione e il periodo di invecchiamento) è del 1976. Il territorio di produzione è il comune di Messina. Nel 2008 ha vinto, con l’azienda Palari, il primo premio come vino rosso migliore d’Italia.

vino Faro Palari: primo premio come vino rosso migliore d’Italia
Caratteristiche organolettiche:
Colore: rosso rubino più o meno intenso, tendente al rosso mattone con l’invecchiamento;
Odore: delicato, etereo, persistente;
Sapore: secco, armonico, di medio corpo caratteristico;
Gradazione alcolica minima complessiva: 12;
Acidità totale minima 5 per mille;
Negli ultimi anni i vigneti della DOC Faro sono stati reimpiantati con tecniche tali da permetterne la meccanizzazione, e in atto la superficie vitata è di circa trenta ettari. La produzione si aggira sul 1,50 Kg a pianta così da mantenere un’alta qualità del prodotto finale. Un abbinamento vino –cibo sicuramente risalta le qualità organolettiche del vino “Faro” soprattutto con l’ accostamento al “Pescestocco alla Messinese”, che essendo una pietanza, anche se a base di pesce (secco e poi ammollato), molto grassa ha bisogno di un vino secco, corposo capace di pulire bene la bocca esaltandosi nei suoi sapori fruttati.
DOC “Mamertino”
Il disciplinare è stato approvato nel 2004, quindi l’ultimo dei vini DOC siciliani. L’area di produzione comprende diversi comuni della provincia di Messina sia sulla fascia tirrenica, fino a Patti, che sulla fascia ionica fino a Roccalumera.
Le caratteristiche sono:
• per il Bianco e bianco Riserva, fatti con i vitigni Grillo, Inzolia e Cataratti, in varie percentuali
Colore: paglierino più o meno intenso con riflessi verdognoli per il bianco , giallo dorato più o meno intenso per la riserva;
Odore: gradevole, fine, fruttato per il bianco, etereo ,pieno, caratteristico più o meno passito per la riserva;
Sapore:secco equilibrato per il bianco , dal secco all’amabile, al dolce per la riserva;
Titolo:11,50 % vol. per il bianco,13,00% vol. per la riserva.
•per il Rosso e rosso riserva fatti con Nero d’Avola o calabrese e Nocera in varie percentuali
Colore: rubino più o meno tenue per il rosso, rubino intenso tendente al rosso mattone per la riserva;
Odore: gradevole, fine, fruttato per il bianco, etereo ,pieno, caratteristico più o meno passito per la riserva;
Sapore:secco equilibrato per il bianco , dal secco all’amabile, al dolce, per la riserva;
Titolo:12,50 % vol. per il rosso,13,00% vol. per la riserva.
•per il Nero d’Avola o Calabrese e Nero d’Avola riserva fatti con l’85% minimo di Nero d’Avola.
Colore: rubino intenso, rubino intenso tendente al rosso granato per la riserva;
Odore: caratteristico, gradevole, fruttato, per tutte e due le tipologie;
Sapore:asciutto,pieno, armonico, per tutte e due le tipologie;
Titolo:12,50 % vol.,13,00% vol. per la riserva.
Nelle DOC “Faro” e “Mamertino” è da notare la presenza di un vitigno importante per tipicità della provincia di Messina, cioè il Nocera. Fino agli anni ’50 tale vitigno era il re incontrastato dei vigneti, in atto si sta provando di vinificarlo in purezza da parte di diverse aziende, in quanto fa presupporre una potenzialità elevata per ottenere un prodotto di alta qualità e tipicità.
Nella DOC Malvasia si ha la presenza di un altro vitigno che promette di avere elevata potenzialità per i vini rossi cioè il Corinto nero.
DOC ”Malvasia delle Lipari”
Il territorio è quello delle isole Eolie, anche se la maggior superficie di produzione è ubicata sull’isola di Salina.
Il vino “Malvasia delle Lipari”, come ci dice il disciplinare, deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti dai vitigni Malvasia di Lipari fino ad un massimo del 95% e Corinto nero dal 5% all’8%. La vinificazione deve essere effettuata all’interno del territorio.

vino Malvasia delle Lipari “Florio”
Le caratteristiche sono:
Colore: giallo dorato o ambrato;
Odore: aromatico caratteristico;
Sapore: dolce aromatico;
Gradazione alcolica minima complessiva: 11,50;
Acidità totale minima 4 per mille;
E’ consentita la produzione di Passito ottenuto con l’appassimento naturale, ottenuto con l’esposizione dell’uva raccolta al sole messa nei tipici graticci. In tal caso la gradazione complessiva minima è di 18 gradi ed il residuo in zuccheri naturali non inferiore al 6%. Il passito è la tipologia regina del prodotto e dobbiamo stare attenti che nell’etichetta sia riportata la dicitura “Passito”, per evitare di comprare un vino aromatico. Il passito si abbina molto con i formaggi stagionati e i dolci secchi caratteristici della provincia di Messina tipo piparelli e “zuddi”o dolci secchi ripieni (il ripieno è costituito da fichi secchi, noci e mandorle) pasquali dell’isola di Lipari . Sia all’odore che al palato in tale tipologia dobbiamo ritrovare gli odori e i sapori caratteristici dei passiti come il miele, la frutta secca e gli odori floreali tipici delle isole Eolie. Nel 2008 è stato premiato come miglior passito d’Italia imbottigliato dalla ditta “Florio”. Il disciplinare prevede un’altra tipologia di prodotto denominata “liquoroso”.
Oltre le tre DOC menzionate, è da rilevare la produzione dell’IGT Salina nelle qualità di rosso e bianco che ha una buona qualità e un’ottima tipicità.
Ketty Scarcella & Giuseppe Sangiorgio











Cara Ketty,
Mi piace molto il suo articolo sul vino Siciliano.
Due anni fa, ho fatto un corso d’Italiano elementare a Babilonia con tu. Capisco che i vini Siciliani sono molto buoni. Preferisco bere Donnafugata Anthilia, Tasca d’Almerita Nozze d’Oro ed anche Donnafugata Ben Rye Passito.
Buon Natale e Anno Nuovo -
Susan Laudicina
Washington, D.C.