LETTURA
ottobre 21, 2008 on 10:42 am | In LABORATORIO D'ITALIANO | No CommentsIn questa lettura si parla delle donne. E della bellezza femminile in particolare: la famosa Bellezza Mediterranea.
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BEAUTITALY
Materne, dolci, remissive ma poi, l’attimo dopo, passionali e impetuose: le bellissime made in Italy hanno un tratto comune che le contraddistingue. Un tratto facilmente esportabile, ma difficile da imitare, di cui la Loren, la Lollo e oggi Monica Bellucci sono “portatrici sane” per eccellenza. Con le loro magnifiche imperfezioni, con la loro morbidezza provocante, ma anche con il loro temperamento, hanno minato il pallido stereotipo di bellezza classica e perfetta, dunque senz’anima, diffondendo anche nei Paesi anglosassoni il mito della sensualità latina.
Sapevate che in Gran Bretagna i tabloid hanno adottato superlativi italiani (come bellissima) per dare l’idea di “una femminilità mediterranea splendidamente terrena”? Che sia soltanto un luogo comune? Certo, ma sempre più radicato. Soprattutto (ma non solo) all’estero, una delle immagini più persistenti dell’Italia è quella di terra della bellezza: femminile in particolare.
Si parte per un viaggio nell’immagine e nella percezione dell’italica venustà. A guidarci è un austero professore britannico che insegna Storia dei mass media all’Università britannica di Warwick, Stephen Gundle, che alla questione ha dedicato un libro dal titolo Figure del Desiderio. Storia della bellezza femminile italiana, edito da Laterza. E si comincia da molto lontano, dalla Lucia dei Promessi Sposi, per arrivare fino a Sabrina Ferilli e a Maria Grazia Cucinotta. Figure letterarie e dive in carne e ossa, regine e pornostar, madonne e vallette.
Nella storia della bellezza italiana, problematico fu il rapporto tra il fascismo, che premiava la figura della massaia rurale, prolifica e senza grilli per la testa, e la seduttività dell’immagine femminile. Nel 1935 irrompono nell’immaginario collettivo, scandalose, peccaminose e censurate, le Signorine Grandi Firme, cioè le ragazze-copertina disegnate per la rivista di Pitigrilli Grandi Firme. Il fascismo tuttavia non riuscì a produrre modello di bellezza italiana apprezzato e condiviso in tutto il Paese.
Successivamente venne l’era dei concorsi. Ma Miss Italia, premiare la più bella del reame, è di destra o di sinistra? Il concorso in fondo offriva un accettabile mix di moderno e convenzionale, di continuità rassicurante e di eccitanti novità.
Gli anni Cinquanta vedono l’esplosione delle maggiorate. La Lollo era molto più allineata ai criteri tradizionali della bellezza italica, la Loren era tanta, era di più: “Uno sviluppo intensivo delle proporzioni della Lollobrigida: più alta, più larga, più volgare, più esplosiva, bocca più grande, occhi più grandi, seno più travolgente”.
Il resto è storia recente: gli anni del boom, l’avvento di star dalla bellezza bruna, meridionale e opulenta come Claudia Cardinale, considerata l’erede della Loren, quando lei passò a ruoli materni. Ecco Ornella Muti, ecco le belle & erotiche lanciate da Tinto Brass ed ecco l’esibizionismo porno di Moana Pozzi, assai poco italiana, almeno secondo gli stereotipi della tradizione.
La nuova Loren, per un lungo periodo, sembra Maria Grazia Cucinotta, bellezza davvero etnica, quasi un catalogo vivente di stereotipi. Ed arriviamo ad oggi. Monica Bellucci e, con minore risalto, Sabrina Ferilli piacciono grazie alla loro somiglianza fisica ad icone del passato. Loro più di tutte, rappresentano hic et nunc la via italiana alla bellezza. Se la Bellucci può apparire distante nella sua perfezione, la Ferilli, al contrario, è accessibile, familiare, terrena e genuina. Il suo è certamente un fascino molto latino: “ La sensualità è una cosa che non puoi riprodurre in laboratorio: o ce l’hai o non ce l’hai” ha teorizzato l’attrice. Alla domanda “Qual è il suo segreto?” ha dato una risposta molto tecnica: “E’ quanto di meno segreto abbia: il seno. Prorompente e morbido, prosperoso ma non volgare, materno ma malizioso”.
(il testo è tratto dal “Venerdì” di Repubblica)
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