Chi decidesse di percorrere Via dei Saraceni, antica strada di collegamento tra i comuni di Taormina e Castelmola, la cui origine è attestata già prima del X secolo, ovvero prima della conquista araba della fortezza taorminese, volendo, questo viaggiatore, godere dell’opportunità di compiere un cammino alla scoperta dei luoghi da un punto di vista storico e paesaggistico, dovrebbe prepararsi all’ eventualità di incorrere in sgradevoli sorprese che lo attendono lungo il tragitto.

Nel caso il viaggiatore non sia un ignaro turista straniero – che certo si sorprende, si indigna, ma poi se ne torna a casa e ritrova l’ordine e la pulizia di aiuole e sentieri della sua città – ma un cittadino, uno di quelli che la strada se la ricorda fin da bambino, quando ancora era una mulattiera, attorno era campagna e di case se ne vedevano poche, rimarrà deluso.
Il nostro cittadino-viaggiatore s’aspetterà di trovare un sentiero recuperato a regola d’arte, dato che non è trascorso nemmeno un anno dalla consegna dei lavori. E invece…

costruzione edilizia in abbandono….
Invece il tratto di Via dei Saraceni ricadente in territorio taorminese – dal momento che la parte appartenente a Castelmola è stata sistemata con maggior cura e senso estetico – appare sconnesso già a partire dalla scalinata adiacente la piazza Von Gloeden. I gradini in cemento sono sgretolati a causa del passare del tempo e della assenza di manutenzione; insidiosi perché si rischia di inciamparvi. La sede stradale è costituita di cemento che in molti punti è saltato via. Non si comprendono i motivi che hanno spinto chi si è occupato del progetto di riqualificazione a non provvedere alla sistemazione a mezzo di piastrellatura ( magari del tipo autoctono mattone-pietra ), così come è avvenuto per altre vie cittadine.
Arrivato quindi all’ imbocco del sentiero vero e proprio, il nostro cittadino, fin dall’ inizio, non potrà fare a meno di prender nota dello stato di incompiutezza e abbandono in cui versa la stradina rurale.
Infatti, i muretti a secco appaiono poggiati senza un adeguato canale di secca scavato per contenerne le basi. L’utilizzo della malta cementizia in rapporto alle pietre appare eccessivo e non si spiega se non col fatto che la sua composizione è scadente per l’eccesso di sabbia nell’ impasto.
Il che spiega, oltretutto, i gradini saltati in più punti e ricoperti da detriti di terra e ghiaia, che fanno compagnia a bottiglie di vetro e immondizia di genere vario.
Quei pozzetti, molto pericolosi per il nostro viandante, presumibilmente dovrebbero servire da alloggio per dei lampioncini, dei quali non v’è traccia. In compenso tornano comodi alle persone incivili come cestini per i rifiuti!

...qui dovrebbero esserci i lampioni….
Le staccionate che servono da corrimano sono insicure dato che i pali sono di spessore insufficente a garantire stabilità alla struttura. Inoltre, il legno in molti punti è fradicio e la staccionata manca di alcuni pezzi.
Se poi il nostro viaggiatore a un certo punto volesse rinfrescarsi a una delle fontanelle che si trovano lungo il sentiero, resterebbe “a bocca asciutta“, a meno che non abbia provveduto a portarsi dell’ acqua. Infatti le fontanelle funzionanti si trovano solo in territorio di Castelmola.
Finito il tratto taorminese, proseguendo, il camminatore si troverà a percorrere una sorta di “terra di nessuno” allo stato originario di mulattiera, la cui proprietà è a tutt’oggi motivo di contesa tra i due comuni, ognuno dei quali la considera dell’altro.
Superato questo tratto, noterà agevolmente la migliore situazione della parte castelmolese, riqualificata certamente con più criterio.
Certo, il cittadino viaggiatore riconosce che la vista del panorama mozzafiato di cui ha goduto lo ripaga del senso di abbandono che ha provato durante la passeggiata, un abbandono non da parte della sua terra ma da parte di chi, da lui scelto per esserne rappresentato, dovrebbe seguirlo e rassicurarlo sulle sorti del territorio dove il nostro amico vive e lavora.
Ma il cittadino si sente defraudato della fiducia riposta in chi amministra, e si sente truffato perché a fronte di ingenti somme stanziate per il progetto di riqualificazione, i risultati sono approssimativi, deludenti ed offensivi per la coscienza civica comune.
A proposito, si può sapere se il finanziamento è stato interamente utilizzato?
di Lisa Bachis & Marco Monforte (Legambiente – Taormina)
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