
C’è un incredibile movimento turistico “tematico” sulle tracce del più siculo dei commissari. Il commissario Montalbano, per intenderci, quello di Andrea Camilleri; quello innamorato della sua Sicilia più che della continentale fidanzata Livia; quello che ha fatto scoprire lo splendore barocco della provincia ragusana anche a chi non ha mai messo piede sull’isola.

(Andrea Camilleri: ascolta un’intervista)
Prima tappa è senza dubbio l’abitazione del Montalbano “televisivo” a Marinella, che nella serie tv ispirata ai racconti di Camilleri si concretizza in una villetta che si affaccia su una spiaggia da sogno e che è diventata “La casa di Montalbano”, un B&B aperto agli amanti delle indagini del commissario. La casa, proprio quella che appare nella serie tv della Rai dedicata al commissario di Vigàta, si trova a Punta Secca, una frazione del comune di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, ed era, in origine, un magazzino per la dissalazione delle sarde.

A disposizione degli ospiti c’è il primo piano con tre camere matrimoniali che portano il nome dei venti – Libeccio, Maestrale, Scirocco – e una splendida terrazza da cui si possono ammirare gli stessi tramonti che incantano Salvo Montalbano. Gli ospiti del B&B probabilmente rivivranno episodi legati alla casa del commissario, in particolare alla verandina, che più volte ha visto Montalbano pazzo di gioia per un’improvvisa illuminazione: “Pigliò la ricorsa, satò dalla veranda sulla rena, fece un primo cazzicatùmmolo, poi una ruota, un secondo capitombolo, una seconda ruota. Il terzo cazzicatùmmolo non gli arriniscì e crollò senza sciato sulla sabbia. Adelina si precipitò verso di lui dalla veranda facendo voci: Madunnuzza beddra! Pazzo niscì!” (Il brano tratto dal romanzo “Il cane di terracotta” è in dialetto siciliano. Ecco la traduzione: “Prese la rincorsa, saltò dalla finestra e fece una capriola, poi una ruota, un secondo capitombolo, una seconda ruota. La terza capriola non gli riuscì e crollò senza fiato sulla sabbia. Adelina si precipitò verso di lui dalla veranda, urlando: Madonnina bella! E’ uscito pazzo!”). O in crisi per l’empasse di un’indagine: “Se ne niscì sulla verandina, s’assittò sulla panca, si mise il telefono allato, pigliò a taliare il mare. Non poteva fare altro, leggiri, pinsàri, scrìviri, nenti. Taliare il mare…” (dal dialetto siciliano: “Uscì sulla veranda, si sedette sulla panca, mise il telefono accanto a sé, iniziò a guardare il mare. Non poteva fare altro, leggere, pensare, scrivere, niente. Guardare il mare…”)

Il B&B può essere, per i fedelissimi “montalbaniani”, un piacevole punto di partenza per procedere nella visita dei luoghi raccontati da Andrea Camilleri nei suoi romanzi. Scicli, Modica, Donnafugata sono le co-protagoniste della storia “televisiva” di Montalbano (guarda tutti i film on-line).
Ma chi vuole seguire le vere tracce del commissario non ha che da consultare un volume di nuova pubblicazione che ha lasciato a bocca aperta anche lo scrittore agrigentino: “I luoghi di Montalbano – Una guida” (Sellerio Editore, 298 pagg, 14 euro). “La nascita del nostro lavoro – spiegano gli autori nell’introduzione al volume – è dovuta principalmente ad una scommessa: pur ammettendo che Vigàta e Montelusa siano semplicemente delle invenzioni letterarie, quanto della città natale, dei luoghi vissuti realmente da Camilleri si poteva ritrovare viaggiando tra Agrigento e Porto Empedocle, tra Siculiana e Palma di Montechiaro?”. La scommessa l’hanno vinta perché “luoghi – si legge ancora – distanze e relazioni spaziali descritti nei racconti corrispondevano pericolosamente ai luoghi reali”.
Hanno quindi creato otto itinerari costruiti sui fatti narrati in altrettanti romanzi del maestro Camilleri: si scopre così che la Mànnara de “La forma dell’acqua” altro non è se non il vecchio complesso Akragas della Montedison; che l’ulivo saraceno su cui Montalbano si arrampica quando ha bisogno di pensare esiste realmente; che la Villa Mistretta de “La pazienza del ragno” è in realtà l’ottocentesca Villa Ciuccafa.
Che poi dietro l’immaginaria cittadina di Vigàta, sede delle singolari inchieste di Salvo Montalbano, si nasconda Porto Empedocle non è più un segreto. Tanto più che dal 2003, al nome storico del comune agrigentino che ha dato i natali all’autore, tra l’altro, del “Cane di Terracotta”, del “Ladro di Merendine” e dell’ultimo “Le ali della sfinge”, è stato aggiunto il toponimo inventato da Camilleri per ambientare le sue storie. Chi si spinge fino all’estremo sud della Sicilia per ritrovare i luoghi delle inchieste del commissario leggerà, quindi, “Benvenuti a Porto Empedocle – Vigata”: il Montalbano-dipendente realizzerà il sogno di calpestare “realmente” le strade, le piazze e le trazzère sulle quali si è mosso il commissario di fantasia più reale che esista.
Link sul tema:
• guarda i film on-line del commissario Montalbano
• In occasione dell’ inaugurazione del 765° Anno Accademico dell’Università degli Studi di Siena, i Demoni hanno intervistato lo scrittore Andrea Camilleri (ascolta)
• Un sito completamente dedicato ad Andrea Camilleri e al Commissario Montalbano
E una citazione da La prima indagine di Montalbano: Se mentre mangi con gusto non hai allato a tia una pirsona che mangia con pari gusto allora il piaciri del mangiare è come offuscato, diminuito (in siciliano) / Se mentre mangi con gusto non hai di fianco qualcuno che mangia di pari gusto allora il piacere e come offuscato, diminuito (in italiano)
Est molto carino! Avete degli esercizi per i miei studenti a livello principianti? sono alle superiori, italiano come seconda lingua. grazie mille.