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Nelle settimane scorse ho letto con piacere l’articolo di Ernesto De Luna “Alternative al turismo stagionale”, non solo per le tesi eco-compatibili ma soprattutto perché l’articolo si occupa del principio unico che dovrebbe muovere chiunque faccia offerta turistica: le aspettative del turista/visitatore/cliente.
De Luna dice: “I motivi che spingono a scegliere il turismo naturale sono principalmente il desiderio di relax e tranquillità, seguiti dall’amore per il territorio e per l’ambiente.” Ed ha perfettamente ragione.
Chi è stato a mare nelle settimane agostane (magari non sulla Vespetta idro-roboante ma in canoa) si è goduto un tappeto di ciarpame galleggiante: dalle buste di plastica ai preservativi, dagli involucri di brioscine alle bottigliette di plastica… Il generoso lascito dei dipartisti de noantri!
Eppure non passa giorno in cui sulla sezione locale del giornale locale (con ostinata miopia tutta locale) non si martelli sull’ Ossessione Porticciolo come panacea di tutti i mali taorminesi (insieme al casinò). Si danno per valide le opinioni di chicchessia purché siano favorevoli al porto-portino-porticcio-porticciolo.
La Sicilia edizione locale, con nessun imbarazzo dei cronisti locali per il conflitto di interesse dell’editore-costruttore, issa il vessillo e compatta le fila di un progetto già vecchio e perdente in anticipo (come vedremo fra un attimo) a volte trovandosi in contraddizione persino con quanto scritto dallo stesso giornale in edizione regionale poche pagine più avanti: «Taormina? No, meglio Capo Mulini. Troppo alto il costo della benzina…» (vedi La Sicilia, 25 e 27 agosto: “Taormina? No, meglio capo Mulini…” vs. “Ossessione porticciolo”). Il ridicolo è padre nobile dell’umorismo e spesso figlio della sfacciataggine.
Fateci caso: un giorno sì e l’altro pure, sulla Sicilia si parla di porticciolo. E allora proviamo a chiudere gli occhi, ad abbandonare lo sconquassato kayak ed immaginiamoci proprietari di uno di quegli yacht o uno di quei panfili tanto attesi, tanto agognati, tanto desiati dagli intervistati e dai redattori degli articoli summenzionati.
Chiudo gli occhi e viaggio….. Dopo avere lasciato le isole del vento imbocco lo Stretto e veleggio o navigo verso sud. Superata la tristezza per lo scempio della costa fra Messina e Santa Teresa, scorgo Capo Sant’Alessio, lo doppio e mi immetto in direzione di Taormina. Qui trovo un porticciolo a Mazzeo (…perché un porticciolo non si nega a nessuno…) . Continuo. Ne trovo un altro a Villagonia. Procedo. Ne trovo un altro a Giardini Naxos. Avanzo. A Riposto mi si para davanti il più grande, il più bello, il più professionale. E mi domando: “Ma che c***o li ho spesi a fare tutti questi milioni? Per costeggiare in mezzo a porti e in mezzo a barche?! Avevo sperato che i miei milioni investiti in yacht mi regalassero coste illibate, scenari unici, skyline da paradiso. Invece navigo da un paio di ore da nord a sud in mezzo a porti e porticcioli supermercato, lungo la costa di Ulisse pronta ad esporre la propria mercanzia come in un qualunque suk artificiale, plastificato e globalizzato.
Allora mi dico: “No, effettivamente, ho speso qualche centinaio di euro per fuggire da tutto questo. Evidentemente questo non è un posto per me. Questo è un posto per la massa. Un posto per i mao-mao del mare, il cui unico intento non è navigare ma stare ormeggiati in porto a farsi ammirare dando fondo alle proprie manie narcisistiche e pavoniche, schiamazzando, ruttando e inquinando, il tutto fra un tuffo rovesciato e la musica ad alto volume. Meglio evitare questi lidi!”.
E a noi, cittadini e residenti, come lascito da questi mao-mao del mare che sarebbe attratti come api dal miele da un marine, da quattro boe, da un pontile o da qualsiasi altra diavoleria para-nautica, rimarrebbero i sacchetti di plastica, le bottigliette e i preservativi di mirabolanti imprese erotico-marine!
Questo per quanto riguarda la parodia (?!?) socio-comportamentale.
Ascoltate queste interviste di vecchi ripostesi su cos’era Risposto e cosa si è ridotta ad essere dopo la nascita del porto turistico (intervista 1, intervista 2). Ascoltate cosa fa, cosa compra, cosa frequenta il diportista. Ascoltate dalle voci di chi ha già fatto esperienza qual è stato l’impatto economico sulla loro città.
Certo, c’è sempre quello disposto a giurare sul benessere che ha portato alla città, di chi “mi sento parte del porto, magari perché sono nato insieme al porto” ….. magari perché gli hanno fatto avere un posto di lavoro come custode, e quindi più che giustificato nel descrivere attività economiche e ristoranti (che in realtà non esistono, basta andare a Risposto per accorgersene), pronto a fare apologia propagandistica, e pronto a menzionare i soliti VIP (intervista del custode del Porto dell’Etna di Risposto) così come fa il cronista locale pronto a far assurgere all’Olimpo degli Dei persino , nientepocodimenoché… Alfonso Signorini, l’opinionista dell’ultima edizione del «Grande Fratello»! (v. La Sicilia, edizione di Messina del 27 agosto 2008: “Alfonso Signorini nella Perla”).
Non scomodiamo Noam Chomsky e glissiamo sul tema della responsabilità etica, morale e civile di chi scrive e fa informazione nella formazione delle coscienze e della coscienza civile. In fondo, le teorie di Lombroso dovevano pur avere qualche fondamento…. Ma è triste constatare che Taormina rincorre modelli già vecchi ed obsoleti ancor prima di nascere: il casinò, il porticciolo, la cementificazione.
Parentesi casinò: ma qualcuno ha mai messo in relazione fra loro le tante sinapsi di cui è dotato e ha provato a considerare che il mondo negli ultimi 50 anni si è rivoluzionato? Questi amanti del dejà-vu sono rimasti fermi agli anni cinquanta/sessanta, quando unico sfogo alla febbre da Mandrakata era il Totocalcio o il casinò, appunto. Qualcuno si è mai risvegliato dai quei mitici anni ’60 e si è accorto che chi è colto da dipendenza da febbre da gioco d’azzardo oggi trova a portata di mano casinò on-line, centri scommesse, mille gratta e vinci, 5+1, Totocalci in tutte le salse e perfino la possibilità di scommettere durante le partite in corso su Sky? Questi dandy un po’ retrò hanno mai letto articoli del genere, dove si sancisce il crollo delle entrate di casinò di lunga storia e grande prestigio? Calo di presenze a Sanremo del 27%! Ma di che stiamo parlando, signori?
Parentesi cementificazione: rimandiamo ai tanti interventi che su WTV hanno spiegato con dovizia di particolari perché, oltre ad essere un crimine ambientale, questa scelta è un suicidio economico.
Torniamo al porticciolo e veniamo ai più altisonanti discorsi di programmazione turistica. E un marine dovrebbe aiutare il problema della destagionalizzazione a Taormina? Eppure la sequenza logica non è difficile da capire: nautica da diporto = mare = estate! Non inverno, o primavera o autunno. No. Estate! Evviva la destagionalizzazione dei nostri illuminati esperti di turismo! Il colonnista locale si spinge a scrivere che TUTTI (siamo sicuri?) vogliono un porticciolo, e cita, a conforto della sue tesi, deliranti considerazioni non di provati esperti di marketing turistico ma di esercenti che hanno un interesse personale sulla realizzazione del porto: «Io voglio un porto che sia, per Taormina, l’opera più grande del millennio come lo fu, ai tempi, il Teatro Greco. Voglio un porto di lusso in grado di ospitare grandi barche come quelle che ci siamo visti scappare sotto gli occhi sino ad oggi. Un porto che sia anche un’ulteriore attrattiva di Taormina e che offra quei servizi che si aspettano i turisti miliardari».(vedi La Sicilia, articolo citato).
Riascoltate cosa fanno questi “turisti miliardari” dalle parole di chi è già passato dallo scempio del proprio territorio e della propria vita (interv. 1, interv. 2).
E, ci vien da chiedere, anche l’opinionista del Grande fratello è da annoverare fra i “turisti miliardari”?
Un appello a tutti, a chi cita e a chi si inventa opinionista: basta con le figure da peracottari! Dove sono questi “tutti”? Chi sono questi “tutti”? Vogliamo contarli e contarci!
Il commerciante che pensa di vendere la propria merce ai “turisti miliardari” crede davvero che il “turista miliardario” scenda ad ogni porto che incontra e si riempia le mani di buste e sacchetti? E’ molto probabile che il “turista miliardario” abbia già tutto quello che gli serve. E non sarà certo un caffé a Taormina, né una cena, né un monile, a risollevare le sorti economiche di questa città! Ci vuole tanto a capirlo?
Certo non aiuta la propaganda giornalistica del cronista locale che si spinge perfino ad invocare una limitazione delle libertà costituzionali: “E’ opinione diffusa che a Taormina bisogna arrivare in aereo ed in barca e porre un freno a quanti vi arrivano in auto perché, nella maggior parte dei casi, questi ultimi lasciano ben poco all’economia della città, sovraffollandola e facendo rimanere rintanati negli alberghi i turisti ricchi.” (vedi, La Sicilia, edizione di Messina del 5 agosto 2008: “”).Turisti, due giorni da urlo
Non è esattamente il modello cui si riferisce Ernesto de Luna, né di nessuno di coloro che scrivono su queste colonne, né tantomeno del direttore di WTV. Certamente non sono i modelli di cui si parla, che si invocano, che si auspicano nei convegni, workshop, riunioni di chi si occupa di turismo per professione… Eppure sono i modelli quotidianamente invocati e propinati da chi mai nella vita si è occupato di portare un solo turista a Taormina e pontifica da esperto di marketing turistico. Davvero Tauromenium delenda est?
Peccato che le tesi rifilate quotidianamente ai poveri taorminesi non siano mai suffragate da studi, da numeri, da statistiche, da interviste…. Ma, ci si domanda, il cronista si è soffermato ad osservare il tessuto sociale ed economico della sua città, quello formato da ristoratori, commercianti, gestori di bar che forse anelano a presenze più massicce, più continue, più differenziate? Forse questi spererebbero che venisse recuperato, soprattutto nella cosiddetta bassa stagione, quel rapporto antico ma ormai morto di questa città con i visitatori, i vacanzieri, i passeggiatori di Catania, di Messina, di Siracusa, di Palermo, ecc., che ormai snobbano gli alti prezzi, la scarsa qualità e la carenza di offerta di spettacoli e cultura di questa città. Forse il tessuto economico di questa città (commercianti, ristoratori, albergatori) auspicherebbe un progetto vero con pacchetti concorrenziali per i fine settimana dei milanesi, dei romani, dei fiorentini, dei bolognesi, dei veronesi specialmente in bassa stagione. Forse gli stessi si augurerebbero che venissero aumentante le “ragioni del turismo”, le opportunità di diversificazione dell’offerta turistica nel corso dell’anno (musei, mostre, spettacoli, sentieri, ambiente) invece di pensare a un marine… estivo!
Perché non impegnare le ancor fertili intelligenze ad immaginare il futuro di questa città guardando alle avanguardie invece che inseguire un passato retrò per il quale si è ormai in ritardo…. Magari cominciando a fermare chi spenna inermi turisti con prezzi di lusso, prezzi da VIP!, che nulla di male hanno fatto se non quello di incuriosirsi a questa città ed avere provato a visitarla (“Oltre 5 euro per un caffè al bar: turisti si alzano e vanno via”, LA SICILIA, edizione di Messina del 24 agosto).










