
Com’è mia consuetudine fare, la mattina sorseggiando un buon caffè, controllo la mia e-mail. Stamattina aprendo la posta, ho visto con piacere che dalla Serbia un’amica mi stava pensando, proponendomi un’indagine etimologica – letteraria che ha immediatamente entusiasmato il mio intelletto…Eh sì, noi donne ci rallegriamo con poco!!!
Fortuna volle che mi trovassi a casa della mia cara zia e così ho cominciato il mio viaggio nel ’300 italiano, rispolverando vecchi libri datati novembre 1936, macchiati dal tempo, usurati dallo studio e dalla curiosità di chi all’epoca vedeva la cultura e la conoscenza come suo grande obiettivo di vita. Ricordo mia nonna recitare i versi della Divina Commedia, applicare le citazioni di questa grande Allegoria dell’anima alla vita quotidiana. E ricordo mio nonno, i suoi gesti attenti e la sua accortezza nel sistemare i libri uno vicino all’altro con la stessa cura di un bambino con il suo giocattolo preferito.
E così tra ricordi e vecchie annotazioni sono risalita a una delle più grandi citazioni dei nostri tempi “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrare”.
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