di Salvatore Parlagreco
(riportiamo l’articolo di Salvatore Parlagreco publicato su SiciliaInformazioni )

Jerome Ferrante, ex sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, palermitano, elesse come sede diplomatica del governo siciliano in esilio l’Hotel Etna di sua proprietà, sul boulevard Voltaire 14, al cospetto della stazione Saint Charles di Marsiglia. Sulla vistosa targa, all’ingresso dello stabile, scrisse: «Statu di Sicilia — Libbiru Governu Siciliano — Consiglio d’Europa».
L’episodio provocò sorrisi e qualche sfottò, ma anche compiacimento ed attenzione. La Sicilia come comunità di destino o come comunità di carattere si rivela nel bisogno di una identità ed insieme nel suo rifiuto. Una contraddizione, solo una delle tante. Eppure il Vespro e il separatismo sono i riferimenti costanti della sicilianità al pari del gallismo brancatiano e del gattopardismo. Vicende di segno diverso ma assimilabili nel bisogno inespresso di identità.
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